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	<title>picciu &#8211; Kaleidos Marketing</title>
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	<description>Marketing e Comunicazione</description>
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		<title>Social media marketing, cos’è e a cosa serve?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[picciu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2018 13:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[How To]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
		<category><![CDATA[linkedin]]></category>
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					<description><![CDATA[Il social media marketing è l’insieme di quelle attività relazionali, di posizionamento della marca, delle attività promozionali e della fidelizzazione che viene svolta sui social. Le attività sui social – costanti e create con una strategia ad hoc- permettono di creare consenso e brand awarness. Esistono canali privilegiati per fare social media marketing? No, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="background-color: rgba(255,255,255,0);background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;margin-bottom: 0px;margin-top: 0px;border-width: 0px 0px 0px 0px;border-color:#eae9e9;border-style:solid;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last" style="margin-top:0px;margin-bottom:20px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;padding: 0px 0px 0px 0px;"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p>Il social media marketing è l’insieme di quelle attività relazionali, di posizionamento della marca, delle attività promozionali e della fidelizzazione che viene svolta sui social.<br />
Le attività sui social – costanti e create con una strategia ad hoc- permettono di creare consenso e brand awarness.</p>
<p><strong><u>Esistono canali privilegiati per fare social media marketing?</u></strong></p>
<p>No, dipende dalla tipologia del prodotto e dall’Audience di riferimento, ogni social, infatti, ha caratteristiche specifiche e prevede un linguaggio e una propria strategia.<br />
Il lavoro sui social permette di costruire un mondo di relazioni e avere feedback immediati, creando così, nel pubblico, un senso di appartenenza e stimolandolo a compiere azioni definite nella strategia.<br />
Anche WhatsApp e Telegram vengono considerati canali adatti al social media marketing.</p>
<p><strong><u>Come è composto il lavoro sui social?</u></strong></p>
<p>Il primo passo è creare un piano di marketing che prevede:<br />
&#8211; definizione del budget,<br />
&#8211; analisi e selezione del target,<br />
&#8211; definizione del tone of voice,<br />
&#8211; selezione dei prodotti da promuovere,<br />
&#8211; selezione dei social da utilizzare,<br />
&#8211; creazione di una strategia ad hoc,<br />
&#8211; creazione delle campagne,<br />
&#8211; misurazione e analisi dei risultati.</p>
<p><em><strong>Vuoi imparare a gestire la tua comunicazione social?</strong><br />
Chiedici come.</em></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Safety Check, cos’è e come funziona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[picciu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2017 10:14:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[socialmediamarketing]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Safety check di Facebook nasce nel 2014 anche se, noi europei, abbiamo cominciato ad utilizzarlo con l’attentato di Parigi del 2015. Inizialmente fu accompagnato da polemiche perché non venne applicato per i fatti di Beirut, avvenuti nello stesso periodo. Proprio queste polemiche portarono a una definizione del servizio: Safety Check si applica nelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="background-color: rgba(255,255,255,0);background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;margin-bottom: 0px;margin-top: 0px;border-width: 0px 0px 0px 0px;border-color:#eae9e9;border-style:solid;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_2_3 2_3 fusion-two-third fusion-column-first" style="width:66.666666666667%;width:calc(66.666666666667% - ( ( 4% ) * 0.66666666666667 ) );margin-right: 4%;margin-top:0px;margin-bottom:20px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;padding: 0px 0px 0px 0px;"><div class="fusion-text fusion-text-2"><p>Il Safety check di Facebook nasce nel 2014 anche se, noi europei, abbiamo cominciato ad utilizzarlo con l’attentato di Parigi del 2015.</p>
<p>Inizialmente fu accompagnato da polemiche perché non venne applicato per i fatti di Beirut, avvenuti nello stesso periodo.</p>
<p>Proprio queste polemiche portarono a una definizione del servizio: <strong>Safety Check si applica nelle situazioni straordinarie e non in zone di conflitto permanente</strong> come potrebbe essere Beirut.  Durante l’attentato di Parigi, il 13 Novembre 215, si contò un traffico di ben 4 milioni di utenti, dopodiché è stato attivato per tutte le situazioni di emergenza a partire dall’attentato nigeriano a Yola del novembre 2015.</p>
<p>Il servizio viene attivato da Facebook e tutti gli utenti &#8211; riconducibili per geolocalizzazione alla zona interessata – vengono invitati a informare di stare bene.  La funzione è semplice e utile in quanto proprio durante questi eventi straordinari si assiste alla congestione della rete telefonica ed è utile anche alle Istituzioni che attivano le unità di emergenza per verificare lo stato dei connazionali.</p>
<p><strong>Cosa è cambiato?</strong><br />
Facebook ha appena creato una sezione permanente in cui la situazione del mondo è visibile in tempo reale e si potrà verificare cosa accade nelle aree di crisi anche se non ci troviamo, fortunatamente, nella zona in questione In futuro verrà integrato il <strong>Community Help</strong>: la funzione lanciata a inizio anno che abbina al Safety Check la possibilità di offrire o chiedere aiuto.</p>
<p>Informazioni <a href="https://www.facebook.com/about/safetycheck/" target="_blank" rel="noopener">https://www.facebook.com/about/safetycheck/</a></p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_3 1_3 fusion-one-third fusion-column-last" style="width:33.333333333333%;width:calc(33.333333333333% - ( ( 4% ) * 0.33333333333333 ) );margin-top:0px;margin-bottom:20px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;padding: 0px 0px 0px 0px;"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="480" height="767" alt="Safety Check, cos’è e come funziona" title="safety-check-fb_1" src="http://www.kaleidoscomunicazione.it/wp-content/uploads/2018/01/safety-check-fb_1.jpg" class="img-responsive wp-image-627" srcset="https://www.kaleidoscomunicazione.it/wp-content/uploads/2018/01/safety-check-fb_1-200x320.jpg 200w, https://www.kaleidoscomunicazione.it/wp-content/uploads/2018/01/safety-check-fb_1-400x639.jpg 400w, https://www.kaleidoscomunicazione.it/wp-content/uploads/2018/01/safety-check-fb_1.jpg 480w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 400px" /></span><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Facebook wifi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[picciu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jul 2017 15:39:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Finalmente arriva in Italia Facebook wifi! Per accedere al servizio occorre aprire il menù e selezionare “trova wi-fi” , questo permette l’apertura di una lista con tutti gli esercizi che permettono un punto di accesso aperto, una mappa della zona e tutte le indicazioni di relative ai locali.  Ottima soluzione soprattutto quando si è [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="background-color: rgba(255,255,255,0);background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;margin-bottom: 0px;margin-top: 0px;border-width: 0px 0px 0px 0px;border-color:#eae9e9;border-style:solid;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last" style="margin-top:0px;margin-bottom:20px;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy" style="background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;padding: 0px 0px 0px 0px;"><div class="fusion-text fusion-text-3"><p>Finalmente arriva in Italia Facebook wifi!</p>
<p>Per accedere al servizio occorre aprire il menù e selezionare “trova wi-fi” , questo permette l’apertura di una lista con tutti gli esercizi che permettono un punto di accesso aperto, una mappa della zona e tutte le indicazioni di relative ai locali.  Ottima soluzione soprattutto quando si è in vacanza e si cercano posti con la connessione internet gratuita dove fermarsi a mangiare o a bere un caffè.</p>
</div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div>
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		<title>Real time bidding: lo stato dell&#8217;arte in Italia</title>
		<link>https://www.kaleidoscomunicazione.it/real-time-bidding-dellarte-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[picciu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho parlato in un mio precedente articolo delle caratteristiche fondamentali del programmatic buying andando anche a sottolineare la differenza tra questo ed il Real Time Bidding (RTB). Ci ho tenuto a fare questa distinzione perché troppo frequentemente succede che i due termini siano usati come sinonimi quando in realtà hanno significati diversi. Se il problema [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-1888" src="http://www.kaleidoscomunicazione.it/wp-content/uploads/2014/09/sold2.gif" alt="Real time bidding" width="300" height="300" /><strong>Ho parlato in un mio <a title="Programmatic buying" href="http://www.kaleidoscomunicazione.it/programmatic-buying-primi-segreti/">precedente articolo</a> delle caratteristiche fondamentali del programmatic buying andando anche a sottolineare la differenza tra questo ed il Real Time Bidding (RTB).</strong> Ci ho tenuto a fare questa distinzione perché troppo frequentemente succede che i due termini siano usati come sinonimi quando in realtà hanno significati diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il problema fosse solo questo direi però che le cose sarebbero sinceramente semplici da sistemare. Una volta definita la differenza sarebbe tutto chiaro. Qui invece viene fuori la questione più importante. Qual è ad oggi la cultura italiana sul tema? Nonostante infatti la statistiche ci dicano che la <a href="http://www.statista.com/statistics/297623/distribution-trb-spending-worldwide-region/">spesa totale</a> attraverso piattaforme RTB sia in costante crescita è piuttosto evidente che la parte del leone la stiano facendo gli USA con circa il 60% del totale mondiale. Ed all’interno della fetta Europa Occidentale l’Italia rappresenta un valore minimale. <strong>Perché</strong>? Prima di tutto è noto che in generale la percentuale dedicata all’online sul totale del budget pubblicitario nel nostro paese è inferiore, anche se stiamo recuperando, conseguentemente in modo proporzionale il RTB sarà minore rispetto ad altri paesi. Ma la questione numerica è solo una e probabilmente non la più importante motivazione di questi risultati. Il fattore principe, a mio modo di vedere, sono elementi culturale: la scarsa preparazione dei nostri imprenditori sui temi online, la scarsa fiducia ad appoggiarsi a strutture consulenziali competenti ed in generale un ritardo nell’approccio alle innovazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La dimensione ridotta delle aziende italiane, che per molti versi è stata la salvezza delle imprese, ha tra i suoi limiti infatti l’accentramento sull’imprenditore il quale, spesso, giustamente non ha le competenze necessarie per affrontare temi così complessi da solo e fatica ad affidarsi a soggetti esterni per la classica “ritrosia da consulente”. Il risultato di ciò è un ritardo complessivo del sistema italiano nell’approcciare temi come il real time bidding od il programmatic buying od altre innovazioni nell’ambito web, rallentando così anche le opportunità di far vedere al mondo quello che in realtà le nostre imprese sono in grado di fare, sia in termini di qualità del prodotto che di servizio al cliente. Sono fermamente convinto della superiorità dei nostri prodotti specialmente in alcuni settori. Dobbiamo riuscire, compito anche di noi consulenti attraverso la nostra capacità di formare gli imprenditori, a pareggiare le nostre capacità produttive con l’abilità di molti altri paesi a presentare e far conoscere i loro prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro piccolo cerchiamo anche con questo blog di presentare i concetti in modo semplice con l’obiettivo di far incuriosire le persone che poi speriamo approfondiranno con noi od altri consulenti il tema.</p>
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		<title>Programmatic buying: primi segreti</title>
		<link>https://www.kaleidoscomunicazione.it/programmatic-buying-primi-segreti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[picciu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Per prima cosa, poiché è un concetto ancora non particolarmente diffuso in Italia diamo una breve definizione di cosa si tratta. Si definisce “programmatic buying” l’utilizzo di specifici software nel processo di acquisto degli spazi pubblicitari che consentono di automatizzare le fasi più “burocratiche” nella realizzazione di una campagna online. Nella stessa definizione c’è inclusa [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-1838" src="http://www.kaleidoscomunicazione.it/wp-content/uploads/2014/09/Future.jpg" alt="Sfera di cristallo" width="225" height="225" /> Per prima cosa, poiché è un concetto ancora non particolarmente diffuso in Italia diamo una breve definizione di cosa si tratta. Si definisce “programmatic buying” l’utilizzo di specifici software nel processo di acquisto degli spazi pubblicitari che consentono di automatizzare le fasi più “burocratiche” nella realizzazione di una campagna online. Nella stessa definizione c’è inclusa la prima nota da fare: il programmatic buying non può, almeno ad oggi sostituire l’essere umano! Lo può fare solo in alcune fasi, quelle che ad esempio richiedono una presenza costante o che sono costituite da processi ripetuti da eseguire sempre nello stesso modo aumentando così l’efficienza del sistema. Pianificazione, strategie ed altro non possono ad oggi essere fatte se non da persone competenti. Bello! Quindi, tutto chiaro. Adesso prendo e parto con la mia attività gestita in programmatic buying, addio a tutti il tempo sprecato a cercare dove fare pubblicità, addio alle telefonate per contrattare, addio… addio… Oddio! Siamo sicuri? Forse è meglio chiarire alcune cose ancora. <strong>1 – Ma Real Time Bidding e Programmatic Buying sono la stessa cosa?</strong> No, semmai il RTB è una parte del programmatic buying. È quella parte in cui oltre all’automazione io cerco anche il miglior prezzo attraverso le aste, ma io posso anche utilizzare il programmatic su campagne prefissate in portali di particolare interesse per me. <strong>2 – Cosa serve per avviare una campagna gestita con il Programmatic Buying?</strong> Prima di tutto un software (ne esistono decine e per adesso non mettiamo nomi o valutazioni, basta cercare su Google) che utilizzerà database di dati per valutare le migliori performance per noi. Senza fare classifiche questo già determina che l’essere umano rimane al centro del sistema. Ogni software infatti dice che il metodo di analisi, il database, le fonti di dati ed altro che usa sia il migliore sul mercato. Chi dice la verità? Tutti in effetti. Dipende dalle caratteristiche aziendali, dalle dimensioni delle campagne, dalla geolocalizzazione, etc. a determinare quale sia il più adatto a noi. <strong>3 – Rappresenta uno strumento interessante per la mia azienda?</strong> È difficile dirlo a priori. I dati di crescita che ha negli ultimi due anni indicano però che sempre più campagne sono gestire con il programmatic e che molte aziende di dimensioni diverse lo stanno almeno “provando”. Alcuni analisti dicono che tra pochi anni sarà l’unico metodo per comprare pubblicità online; io tendo a non essere così “determinista”, ma non posso negare che i trend indicano una crescita importante. <strong>4 – Quali sono i rischi?</strong> Due sono i rischi principali: una pianificazione non adeguata dal lato umano ed un utilizzo di database di dati (e qui parliamo di yottabyte di dati, cioè 10 alla 24esima) non corretto. Maggiori spiegazioni dei rischi la lascio però al prossimo post sul tema.</p>
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		<title>4 concetti chiave della customer experience</title>
		<link>https://www.kaleidoscomunicazione.it/4-concetti-chiave-customer-experience/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[picciu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando ho iniziato a lavorare nel marketing eravamo appena usciti dal periodo del “ho il miglior prodotto sul mercato qualcuno lo comprerà” e stavamo entrando nel mondo dei servizi aggiuntivi, offerta globale e customer care. Da allora, molti concetti sono passati ed i questo il web ha dato un grande contributo al cambiamento. Oggi uno [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1821" src="http://www.kaleidoscomunicazione.it/wp-content/uploads/2014/09/Custexp.jpg" alt="Customer experience" width="328" height="314" />Quando ho iniziato a lavorare nel marketing eravamo appena usciti dal periodo del “ho il miglior prodotto sul mercato qualcuno lo comprerà” e stavamo entrando nel mondo dei servizi aggiuntivi, offerta globale e customer care.</p>
<p>Da allora, molti concetti sono passati ed i questo il web ha dato un grande contributo al cambiamento. Oggi uno degli elementi che danno valore a livello strategico è la gestione della “customer experience”, cioè l’esperienza che il cliente vive nei rapporti con la nostra azienda. Parlando con gli imprenditori mi trovo spesso a spiegare di cosa si tratta, a cosa serve e come dobbiamo cambiare il modo di lavorare per orientarci verso questo obiettivo. Facendo una selezione dei concetti chiave ho buttato giù questo piccolo elenco per chiarire alcuni elementi ed iniziare a parlare del tema: 1. &#8211; <strong>Cosa è?</strong> La customer experience è definita come la somma di tutte le esperienze che il cliente vive nei rapporti con l’azienda. La definizione ha forse una pecca: sembra indicare una strada che si limita a controllare tutti quelli che già da molti anni vengono chiamati i “momenti della verità”, cioè le singole azioni che mettiamo in atto quando un cliente ci contatta o noi contattiamo lui. Tipicamente si tratta di commerciale o call center come esempi. In realtà come ha <a title="Harvard Business Review" href="http://hbr.org/2013/09/the-truth-about-customer-experience/">autorevolmente affermato l’Harvard Business Review</a> la somma non è uguale al totale. Non basta cioè dire che il 95% dei clienti è soddisfatto del nostro call center ed il 95% del commerciale, per essere contenti. Dobbiamo invece verificare il complesso delle azioni perché il risultato potrebbe cambiare molto! 2. &#8211; <strong>Come si mette in atto?</strong> Orientando l’organizzazione verso la cura del cliente, ma soprattutto capendo cosa significa “esperienza” per un nostro cliente. Quale è la fase più importante nel processo di acquisto del nostro prodotto? Come posso stimolare il cliente a parlare con noi? Qual è il ciclo di uso del nostro prodotto/servizio? Come posso far percepire al nostro cliente che il nostro prodotto è unico, ma soprattutto come posso far capire al mio cliente che il mio prodotto lo renderà unico? 3. &#8211; <strong>Perché dovrei impegnarmi a fare una cosa del genere?</strong> Qui la risposta è facile: non ci sono alternative! Come chiedo sempre agli imprenditori, provate a mettervi per una volta dal lato del consumatore. Lo fate sempre quando siete a comprare, ma sembra che seduti alla scrivania sia impossibile mantenere la stessa mentalità. Il consumatore oggi chiede tutto e pretende molto, basta una piccola scortesia od un piccolo difetto nel prodotto che subito finisce sui social, chiunque è pronto a commentare. Può piacerci o no, la strada è stata tracciata. 4. &#8211; <strong>Quali sono i vantaggi?</strong> Prima cosa una stabilità nel rapporto con il cliente e quindi anche una maggiore stabilità nelle vendite, un conseguente ottimo passaparola spontaneo che ci aiuterà nello sviluppo commerciale. In ultimo un motivo per me molto rilevante: il miglioramento della esperienza del cliente rende il clima interno ottimale e incrementa la soddisfazione dei dipendenti. D’altra parte chi è il nostro primo cliente? Nel prossimo appuntamento andremo ancora in dettaglio sulle singole azioni da mettere in atto.</p>
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