Programmatic buying: primi segreti

Sfera di cristallo Per prima cosa, poiché è un concetto ancora non particolarmente diffuso in Italia diamo una breve definizione di cosa si tratta. Si definisce “programmatic buying” l’utilizzo di specifici software nel processo di acquisto degli spazi pubblicitari che consentono di automatizzare le fasi più “burocratiche” nella realizzazione di una campagna online. Nella stessa definizione c’è inclusa la prima nota da fare: il programmatic buying non può, almeno ad oggi sostituire l’essere umano! Lo può fare solo in alcune fasi, quelle che ad esempio richiedono una presenza costante o che sono costituite da processi ripetuti da eseguire sempre nello stesso modo aumentando così l’efficienza del sistema. Pianificazione, strategie ed altro non possono ad oggi essere fatte se non da persone competenti.
Bello! Quindi, tutto chiaro. Adesso prendo e parto con la mia attività gestita in programmatic buying, addio a tutti il tempo sprecato a cercare dove fare pubblicità, addio alle telefonate per contrattare, addio… addio… Oddio! Siamo sicuri? Forse è meglio chiarire alcune cose ancora.
1 – Ma Real Time Bidding e Programmatic Buying sono la stessa cosa?
No, semmai il RTB è una parte del programmatic buying. È quella parte in cui oltre all’automazione io cerco anche il miglior prezzo attraverso le aste, ma io posso anche utilizzare il programmatic su campagne prefissate in portali di particolare interesse per me.

2 – Cosa serve per avviare una campagna gestita con il Programmatic Buying?
Prima di tutto un software (ne esistono decine e per adesso non mettiamo nomi o valutazioni, basta cercare su Google) che utilizzerà database di dati per valutare le migliori performance per noi. Senza fare classifiche questo già determina che l’essere umano rimane al centro del sistema. Ogni software infatti dice che il metodo di analisi, il database, le fonti di dati ed altro che usa sia il migliore sul mercato. Chi dice la verità? Tutti in effetti. Dipende dalle caratteristiche aziendali, dalle dimensioni delle campagne, dalla geolocalizzazione, etc. a determinare quale sia il più adatto a noi.

3 – Rappresenta uno strumento interessante per la mia azienda?
È difficile dirlo a priori. I dati di crescita che ha negli ultimi due anni indicano però che sempre più campagne sono gestire con il programmatic e che molte aziende di dimensioni diverse lo stanno almeno “provando”. Alcuni analisti dicono che tra pochi anni sarà l’unico metodo per comprare pubblicità online; io tendo a non essere così “determinista”, ma non posso negare che i trend indicano una crescita importante.

4 – Quali sono i rischi?
Due sono i rischi principali: una pianificazione non adeguata dal lato umano ed un utilizzo di database di dati (e qui parliamo di yottabyte di dati, cioè 10 alla 24esima) non corretto. Maggiori spiegazioni dei rischi la lascio però al prossimo post sul tema.